La bellezza dell’arcobaleno

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Testimonianze ecumeniche

Fin dalla Convocazione dello scorso anno allo Stadio Olimpico di Roma, è stato fortemente sottolineato quanta importanza rivesta l’ecumenismo spirituale nella Chiesa. Una strada importante, che deve condurre a una comunione fraterna con genti che, pur condividendo la medesima fede, la vivono in terre lontane, talvolta martoriate da guerre di religione e bagnate dal sangue dei martiri. Ma più difficile può essere il percorso che porti, se non a un vero e proprio ecumenismo, quantomeno a un dialogo fecondo con coloro che professano altre religioni. Eppure, dal palco dello Stadio, due voci, risuonate in una lingua straniera, hanno dimostrato come non solo queste strade esistano, ma come siano battute da migliaia di fedeli, senza alcuna distinzione di religione o etnia: perché è la fede, di per sé, a renderci fratelli e custodi del mondo che viviamo.

«Esistono, nel mondo, persone di religione ebraica e musulmana che amano Gesù e si sottomettono a lui, a volte persino più di noi, che lo proclamiamo Signore ogni giorno», ha esordito il presidente Martinez, introducendo due speciali ospiti della Convocazione: l’industriale Neemant Frem e il diplomatico Mounzer FatFat, importanti personalità che condividono la stessa terra di origine, il Libano.

«Sono nato e cresciuto in Libano – ha testimoniato Neemant –, e lì ho passato tutta la mia vita. Sono un cristiano del Medio Oriente, attivo nella Chiesa e nella comunità. E da sempre mi colpisce la potenza dello Spirito, come lui sa ispirare e unire. Così come ora sono colpito, osservandovi, nel vedervi come una cosa sola». L’azione dello Spirito Santo, là dove scorre il sangue degli innocenti, è ancora più forte, tangibile, potente: «Durante e dopo la guerra in Libano, ho visto lo Spirito Santo all’opera, e non solo tra i cristiani ma in tutte le religioni. Ho visto che costruiva l’unità senza distruggere la diversità, proprio come ci ha detto ieri Papa Francesco. Questa è la bellezza dell’arcobaleno, quello che abbiamo visto ieri in Piazza San Pietro. E questa è la bellezza del Libano, dove tutte le religioni si incontrano e dialogano nella moderazione». Il dialogo è il vero ruolo dei cristiani del Medio Oriente, il loro compito nei confronti dei fratelli musulmani e cristiani d’Occidente: «Per questo abbiamo bisogno delle vostre preghiere. Vi voglio ringraziare e congratularmi con voi, perché oggi siete qui per l’impegno della vostra fede. Vi occorre coraggio e determinazione per rimanere fedeli oggi in Occidente. Il vostro nemico è un omicida silenzioso, che vi rende vuoti dall’interno. Il vostro e nostro dovere è mostrare Gesù a tutti i popoli e religioni». Odio e ignoranza, incarnati dai fondamentalismi violenti, sono il flagello da combattere uniti nell’amore e nella conoscenza, perché nostro dovere «è quello di mettere l’amore di Gesù dove c’è odio e la conoscenza dello Spirito laddove c’è ignoranza… Questa è la nostra vocazione: santificare il pianeta. E grazie a voi del Rinnovamento nello Spirito Santo, perché mantenete il fuoco sacro nel cuore».

«Vorrei condividere qualcosa con voi. E veramente spero apriate il vostro cuore per permettergli di ascoltarmi, perché ciò che dirò è vero, e lo è per milioni di persone». Parole desiderose di testimonianza quelle di Mounzer FatFat, diplomatico libanese e collaboratore di importanti organismi internazionali, intervenuto alla Convocazione per dimostrare come non esista un confine che separi le religioni: «Sono musulmano e sono pienamente d’accordo con Neemant: il Libano e il Medio Oriente non sarebbero gli stessi senza i cristiani… E da musulmano non vedo niente di male nel seguire gli insegnamenti di Gesù. L’islam mi ha insegnato ad amare Gesù, e io non posso essere musulmano se non amandolo! E non sono io a dirlo, ma è scritto nel Corano e questo è ciò che mi ha detto di fare Dio!». Più volte interrotto dagli applausi dei partecipanti, Mounzer ha per pochi minuti dipinto un meraviglioso affresco di comunione e fratellanza non solo tra religioni, ma anche tra popoli diversi, nella certezza che Gesù è vivo e tornerà fra gli uomini. «Come possono musulmani e cristiani vivere insieme e ridurre al minimo l’estremismo in questo mondo? Io penso siate tutti d’accordo sul fatto che la politica e la diplomazia non stiano funzionando. La guerra crea altro odio, uccide e non risolve le cose. Quindi qual è la risposta? Aiutatemi a riflettere… Dobbiamo trovare un comune denominatore che ci unisce. Gli insegnamenti di Gesù funzionano e sono gli stessi insegnamenti dell’islam, del vero islam, ciò di cui parla il Corano. E questo è il vero valore del Libano e dei cristiani nel Medio Oriente». L’estremismo non è che un’interpretazione errata del Corano, un insegnamento assimilato esclusivamente a proprio vantaggio: per questo il Libano è un faro di speranza, la vera e quotidiana testimonianza di un dialogo risolutore. «Dobbiamo rafforzare il Libano e custodirlo come un raro tesoro, deve essere preso a modello in tutto il mondo. E vorrei ringraziare particolarmente Papa Francesco perché ha contribuito alla fratellanza delle religioni».

Forte è anche l’impegno di Neemant e Mounzer, a fianco del Rinnovamento e della Fondazione vaticana “Centro Internazionale Famiglia di Nazareth”, per la creazione del Centro stesso, una casa per tutte le famiglie del mondo: «La costruiremo insieme – ha concluso Salvatore Martinez – per l’unità e la pace. Neemant, proprietario di una grande televisione, mi ha detto che Telelumiére trasmette la nostra Convocazione e che sono 20milioni i cristiani che la stanno seguendo!».

Damiano Mattana